Tre romanzi. Tre esistenze. Tre modi di essere inetti.
In unico volume, i tre capolavori che hanno fatto di Italo Svevo uno dei padri della letteratura moderna europea. Un'edizione che raccoglie l'intero percorso narrativo del grande scrittore triestino, dalle prime prove ancora legate alla tradizione ottocentesca fino all'invenzione folgorante e rivoluzionaria de La coscienza di Zeno.
Una vita (1892) segna l'esordio di Svevo e l'apparizione della figura dell'"inetto" nella nostra letteratura. Alfonso Nitti, giovane intellettuale di provincia trasferitosi a Trieste per lavorare in banca, sogna gloria letteraria e riscatto sociale. Ma quando la relazione con Annetta, figlia del ricco banchiere Maller, gli offre l'occasione per cambiare vita, Alfonso fugge, paralizzato dalla paura e dall'incapacità di scegliere. Tornerà, ma sarà troppo tardi. Primo romanzo pubblicato a spese dell'autore dopo il rifiuto dell'editore Treves, Una vita porta con sé l'eco di Schopenhauer, del naturalismo francese e di quei "vinti" verghiani che però qui si trasformano in qualcosa di nuovo: non più eroi tragici, ma uomini consumati da un male oscuro e interiore, da una "malattia della volontà" che li rende inadatti alla lotta per la vita.
Senilità (1898) è il secondo romanzo e forse il più spietato. Emilio Brentani, impiegato trentacinquenne con una modestissima fama letteraria alle spalle, vive con la sorella Amalia in una routine grigia e protetta, quella che Svevo chiama "senilità": una vecchiaia precoce dell'anima, fatta di prudenza e rimpianti . L'incontro con Angiolina, giovane popolana dalla vitalità solare e ambigua, sembra squarciare per un attimo quella coltre di noia. Ma l'avventura "facile e leggera" si trasforma in una spirale di gelosia, ossessione e autoinganno. Intorno a loro, l'amico scultore Stefano Balli, uomo di successo con le donne, e la sorella Amalia, che nel silenzio si consumerà per un amore impossibile . Romanzo quadrangolare di straordinaria potenza psicologica, Senilità anticipa già tutte le ossessioni del maturo Svevo: l'incapacità di vivere, la forza distruttiva delle illusioni, il confronto tra vinti e vincitori.
La coscienza di Zeno (1923) è il capolavoro, il libro che – grazie all'entusiastico sostegno di James Joyce prima e di Eugenio Montale poi – porterà a Svevo una fama tardiva ma universale. Zeno Cosini, ricco commerciante triestino, nevrotico e fumatore incallito, si rivolge alla psicoanalisi per curare il suo male di vivere. Il dottore gli prescrive di scrivere un'autobiografia. Ma Zeno, con la sua ironia sottile e la sua inaffidabilità di fondo, trasforma il compito in un'opera geniale e sovversiva: il resoconto della propria vita diventa un labirinto di autoinganni, giustificazioni, rimpianti e bugie. Tra l'ossessione dell'ultima sigaretta, il rapporto conflittuale con il padre, il matrimonio con la "sbagliata" delle tre sorelle Malfenti e l'avventura con l'amante, Zeno ci conduce in un viaggio esilarante e commovente dentro la sua coscienza malata. Solo alla fine scoprirà che la malattia è forse la condizione universale, e che i "sani" sono solo coloro che non sanno guardarsi dentro.
Tre libri che raccontano, ciascuno a suo modo, la stessa, universale verità: che la vita è forse una malattia, e che gli unici guariti sono quelli che non sanno di essere malati.











