Un bambino finito in uno sconosciuto letto d'ospedale per un banale mal di pancia, la timidezza e i pudori verso le infermiere, il primo batticuore per una bambina che non rivedrà mai piu'. Scritto con grande abilità in prima persona con uno stile che trascina via e rievoca lucide sensazioni senza esitare.” (Sandra Mazzinghi) Questa narrazione, scritta ormai trent'anni fa, è sempre tornata a visitarmi, sia nell'inspiegabile entusiasmo di chi l'ha apprezzata, sia, a volte, nella rielaborazione degli amici, che mi hanno proposto ora una sua rielaborazione, ora una edizione digitale o in audiolibro che, al contrario, avevano rielaborato loro stessi. Credo si tratti dell'unico tra i libri che ho fatto che ha avuto il maggior numero di edizioni, pubblicazioni, rimaneggiamenti e adattazioni. Insomma, ripensamenti. Di quello che era l'originale del 1995 sono variati pochissimi elementi. La caratteristica forse più saliente di questa ripubblicazione è certamente la suddivisione in scansioni narrative, operazione di per sé insufficiente a fare in modo di poterle definire veri e propri "capitoli". E poi, il primo amore non poteva che chiamarsi Beatrice.
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