Sandokan, l'ultimo erede di un sultanato spazzato via dai cannoni olandesi, è diventato la più temuta tigre dei mari malesi. Con il suo pugno di pirati audaci e il fedele amico portoghese Yanez de Gomera, semina il terrore tra le navi nemiche, sognando una vendetta che brucia come il sole dei tropici. La sua anima, però, è un vulcano pronto a esplodere: conosce solo l'odio e la guerra, fino al giorno in cui il destino incrocia la sua strada con quella di una donna dalla bellezza struggente.
Lei è Marianna, la "Perla di Labuan", nipote del suo nemico giurato, il sanguinario Lord James Guillonk. Tra i due è amore a prima vista, un fuoco che divampa improvviso e inarrestabile. Per la prima volta, la Tigre si scopre vulnerabile, disposto a tradire il proprio giuramento di vendetta pur di vivere quell'amore impossibile. Ma l'orgoglio dei pirati e la ferocia dei colonialisti inglesi non possono restare inermi.
Dalle acque smeraldo del Borneo alle spiagge assolate di Labuan, "Le tigri di Mompracem" è il romanzo che ha dato i natali a uno dei più grandi eroi della letteratura popolare. Una storia di amore e guerra, di lealtà e tradimento, che profuma di avventura e di spezie lontane.
A più di un secolo di distanza, colpisce la modernità con cui Salgari rovescia la narrativa colonialista del suo tempo. Qui l'eroe non è il bianco civilizzatore, ma il "selvaggio" che resiste all'invasore. Sandokan non è un pirata perché malvagio, ma perché spogliato del suo trono e della sua terra. I veri barbari, ci suggerisce Salgari, sono quelli che arrivano con le navi da guerra in nome del progresso e della civiltà. Un atto di accusa contro l'ipocrisia dell'imperialismo, firmato da uno scrittore che non aveva mai lasciato l'Italia, ma che seppe guardare lontano, dalla parte degli oppressi.











