Alfonso Nitti lascia la provincia per lavorare in una banca a Trieste. Giovane, colto, nutrito di sogni letterari, si sente diverso dai colleghi e superiore alla loro grigia routine. Ma quella stessa diversità lo rende fragile, incapace di lottare per ciò che desidera.
Quando Annetta, la figlia del ricco banchiere Maller, si innamora di lui e gli offre la possibilità di cambiare vita, Alfonso esita, trova pretesti, fugge. Tornerà, ma sarà troppo tardi. Umiliato, isolato, deriso, si ritroverà più solo di prima, stretto nella morsa di una vita che non ha saputo afferrare.
Una vita è il romanzo d'esordio di Italo Svevo e l'atto di nascita dell'«inetto» nella letteratura italiana. Pubblicato nel 1892, anticipa di trent'anni i temi e le atmosfere che troveranno la loro piena espressione ne La coscienza di Zeno. Portando nella nostra letteratura l'eco di Schopenhauer, del naturalismo francese e di quei «vinti» verghiani, lo scrittore triestino compie però un passo decisivo verso il moderno: i suoi eroi non soccombono per un fato tragico o per ingiustizie sociali, ma per un male oscuro che abita dentro di loro, per una «malattia della volontà» che impedisce di desiderare davvero, di scegliere, di vivere.
Un libro spietato e moderno, che racconta la difficoltà di vivere, la paura della felicità e quella malattia della volontà che impedisce di essere finalmente padroni del proprio destino.











